La prima volta dei giovani lametini

Tanti di quei giovani che affollano le strade e i locali del centro di Lamezia Terme il sabato sera non c’erano ancora in quel 1991, altri non ricordano nulla del novembre 2002.

Per molti quindi il tema attualissimo del terzo scioglimento del Consiglio comunale della propria città appare un fatto inedito, molto più di quanto non sia per i genitori, tendenzialmente più avvezzi a certe dinamiche. Proprio incontrandoli oggi nei loro luoghi di ritrovo si respira un’aria particolare, per molti versi contrastante.

In gran parte sono disinteressati all’argomento, molti non hanno la minima idea di cosa significhi il commissariamento dell’ente comunale, ancor meno di tutti i tecnicismi giuridici che hanno portato a questa infausta decisione da parte delle autorità statali.

Emerge un preoccupante gap di informazione sulla questione e più in generale sul tema criminalità a Lamezia; nelle stesse persone che sono ancora stupite di aver visto sbattute sulle prime pagine dei giornali le foto di tanti loro coetanei, ritenuti dalla magistratura le “nuove leve” del crimine organizzato in città.

Con alcuni di loro magari si usciva la sera ignari più o meno di cosa celassero, con altri si giocava insieme sin da piccolissimi per strada, sotto casa, facendo attenzione che il pallone non finisse sotto qualche auto in transito.

Dunque stupore, questo il vero sentimento che attanaglia i giovani che forse sono molto restii a trattare il tema perché avvertono si tratti di un qualcosa molto più grande di loro.

Le scuole ma soprattutto le università sono da sempre punto di incontro della gioventù dei vari territori. In Calabria i giovani lametini si confrontano con chi proviene dalle altre città e spesso sono incapaci di trovare una spiegazione a ciò che è avvenuto, sembra quasi che il tutto si consumi a distanza siderale da loro.

Poi ci sono quelli che studiano o lavorano fuori, per loro probabilmente questa vicenda ha avuto un impatto ben più traumatico.

Da Nord a Sud le ultime vicende di Lamezia hanno assunto rilievo nazionale e certamente non è una bella cosa sentirsi additare da chi è estraneo a questa realtà, come provenienti da una città “mafiosa”, avvalorando un pregiudizio già fin troppo diffuso nella società civile italiana.

Quanti che oggi vivono a Milano, Roma o in altri posti hanno un’insita vergogna già a definirsi calabresi, figuriamoci lametini.

La verità è che tutto questo è umiliante per questa terra, per tutte le persone ed i tanti giovani (che pure ci sono) che agiscono quotidianamente per riscattare questa città e questa regione.

Parlando con loro si nota l’altra faccia della medaglia: quella di chi si documenta ed è consapevole di cosa è avvenuto ed avverrà e di quanto d’ora in poi sarà ancora più difficile lottare contro steccati culturali arcaici, storicamente il terreno antropologico su cui ha potuto proliferare la piaga mafiosa in tutto

il Meridione.

Lo Stato ma soprattutto gli adulti e gli educatori adesso hanno il dovere, in primis morale, di coinvolgere ed educare ai valori positivi i ragazzi e le ragazze per una società futura più giusta, più libera ed umana.

È impensabile che ancora oggi ci si debba vergognare di rivendicare le proprie origini a causa di una sparuta minoranza di delinquenti senza onore che minano il secolare orgoglio della gente di Calabria, ovvero delle sue future generazioni. Il riscatto di questa terra può e deve partire dai più giovani.

Alessandro Filardo

Ciccio M.


Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *